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giovedì 24 luglio 2008

La figura del Gestalt Counselor



La professione del Counseling, pur se ancora poco conosciuta, si sta rapidamente diffondendo anche nel nostro Paese. Esiste una piccola diatriba tra i counselor di formazione universitaria in psicologia e i counselor provenienti da una formazione universitaria differente. I primi ritengono di poter essere counselor con le sole competenze derivanti dalla loro formazione in psicologia, gli altri specificano che sono due professionalità distinte e ben definite che hanno simili metodologie ma diversi obiettivi. In questo articolo si va ad analizzare la percezione, la formazione, la modalità e la metodologia della professione del counselor.


Il Counseling è in crescente espansione anche in Italia ma, ancora oggi, la percezione che si ha di questa professione è alquanto confusa e viene spesso sovrapposta alla figura dello psicologo. Troviamo riscontri differenti sulla percezione del counseling anche tra gli stessi counselor a seconda che questi abbiano o meno una formazione di origine in psicologia. In generale la formazione del counselor avviene attraverso la frequentazione di una specifica scuola che abbia una durata di 3 anni e di 450 ore. Il programma da seguire deve essere suddiviso in parti teoriche, pratiche, di tirocinio, e di supervisione.


Il counselor psicologo tende a sostenere che la sua formazione universitaria sia sufficientemente completa per potergli dare le competenze ed esercitare la professione del counseling. Al massimo può apprendere una metodologia particolare in un'apposita scuola. Molti auspicano che la professione di counselor venga riservata esclusivamente allo psicologo. I counselor non provenienti da una laurea in psicologia tendono, invece, a specificare che il ruolo del counselor, a differenza di quello dello psicologo, non mira a ridurre la relazione di aiuto nella sequenza diagnosi-terapia-guarigione ma piuttosto accompagna il cliente, offrendo lui degli strumenti professionali adeguati, nel suo cammino verso una maggiore consapevolezza e verso una soluzione al problema. Quella del counselor, è una professione ben definita che fa riferimento a metodologie, ricerche e teorie ben precise; ancora molto giovane nel nostro paese ma in forte via di sviluppo.


Per aiutare ad avere delle informazioni che possano rendere più chiara la percezione di questa nuova figura professionale, mi permetto di spendere qualche pagina cercando di spiegare come e dove nasce il counseling, qual è la sua idea e la sua modalità di intervento, dando particolare risalto alla metodologia della Gestalt.
Il counseling nasce nel vortice delle nuove correnti di psicologia umanistica e lavora all'interno della relazione umana che si stabilisce tra il cliente e il counselor, usando la relazione stessa come mezzo terapeutico; per questo motivo il counseling viene altrimenti definito "relazione di aiuto".


Il counseling lavora alla costruzione di alternativi schemi di pensiero all'interno della relazione umana e fornendo al cliente mezzi e risorse per trovare numerose possibilità di soluzione ai problemi, mira a far leva sulle sue risorse interiori per affrontare "una difficoltà circoscritta della sua esistenza" trovando insieme il modo di superarla. "Una difficoltà circoscritta della sua esistenza" sta ad indicare che il counseling si occupa di problematiche che rimangono entro la sfera della normalità e non di disturbi psicopatologici. Il counseling lavora in direzione del raggiungimento dell'obiettivo stabilito assieme al cliente senza andare a cercare le diverse strutture e sovrastrutture della personalità.


La Gestalt è una metodologia che nasce nel 1947 per voce di F. S. Perls e lavora sul funzionamento omeostatico dell'essere umano in relazione ai bisogni biologici, sociali ed emotivi. Quando un bisogno viene soddisfatto, subito ne nasce un altro in cerca di appagamento. Nel momento in cui questo ciclo viene ad interrompersi nascono delle problematiche.

Perls, considerato il padre fondatore della metodologia gestaltica, parte dal presupposto che il disagio esposto dal cliente in sede di relazione di aiuto, rappresenta il segno di una difficoltà del vivere una specificità, propria dell'essere umano. L'uomo è costantemente spinto in una tensione dialettica che risponde a diversi bisogni: biologici, psicologici e sociali. Perls apprende da Goldstein i fondamenti dell'integrità organismica del comportamento individuale e del suo impulso verso l'auto-realizzazione, indipendentemente da quanto l'organismo possa sembrare danneggiato.


L'attività principale dell'uomo risponde al bisogno di dare una concretezza alle proprie percezioni, alle proprie esperienze e alla propria esistenza. L'essere umano, come qualsiasi organismo, si muove costantemente all'interno di una tensione per un equilibrio omeostatico: un'intera vita caratterizzata dal riequilibramento dello squilibrio. La difficoltà dell'organismo, quindi dell'uomo, sta nel sapersi autoregolare costantemente a fronte di sempre nuovi squilibri e stimoli sconosciuti. L'autoregolazione avviene attraverso un meccanismo omeostatico denominato di figura-sfondo, meccanismo nel quale continuamente emerge in figura una necessità che mette il resto sullo sfondo, trova la soluzione e porta in figura altre necessità da affrontare.


Ripercorrendo il ciclo di vita gestaltico del bisogno emerso è possibile mettere in luce il punto di rottura sul quale intervenire. Il ciclo di vita gestaltico si muove all'interno di due polarità che sono quelle che permettono il meccanismo di figura-sfondo e quindi di autoregolazione dell'omeostasi: il contatto e il ritiro. Il contatto è il momento in cui si prende effettivamente coscienza della propria esigenza, da là si parte per giungere ad un superamento della stessa e tornare al punto zero, ovvero al vuoto gestaltico, momento di attesa dell'emergere in figura di una nuova necessità: il ritiro, momento in cui si è disponibili verso il cambiamento.


La polarizzazione contatto pieno/vuoto non va considerata negativa o positiva, il metodo gestaltico vuole valutare e non giudicare, la dicotomia è necessaria al fine dell'esistenza: che cos'è il buio? Per descriverlo dobbiamo passare attraverso l'esperienza del giorno, due facce della stessa medaglia, se non conosci l'una non puoi comprendere l'altra. La capacità di valutare senza giudicare passa, necessariamente, per l'accettazione della presenza di molteplici Io nella personalità di ciascuno di noi. Riconoscere i diversi Io che ci accompagnano, significa avere a disposizione diverse risorse per fronteggiare gli ostacoli che quotidianamente incontriamo nel nostro percorso di vita.


Gli stereotipi sociali sono spesso la causa primaria del nostro passaggio al patologico. La forte esigenza della società di avere dei cittadini-sudditi che si rispecchino in essa, soddisfacendo le sue aspettative invece che le proprie, crea i disturbi di personalità in quanto non più riconosciuta e creativa ma reattiva alle esigenze esterne. La gestalt propone di lavorare al fine di evitare la massificazione degli individui e concorrere piuttosto ad una integrazione delle parti. Per raggiungere questa integrazione occorre una maturazione dell'individuo che passa necessariamente dallo sviluppo e dall'affinamento della consapevolezza, delle proprie emozioni, pensieri, sensazioni, desideri dal confronto con l'ambiente circostante.


L'altro fronte su cui lavora la metodologia gestaltica è il qui-ed-ora, ovvero il mettere costantemente l'accento sul presente, fatto di ricordi passati e di speranze future ma pur sempre presente. A questo fine i disagi, o problemi, che il cliente presenta nell'incontro di counseling, pur se provenienti da traumi passati, vengono presi in considerazione solo rispetto al loro interferire con la situazione presente del cliente. Durante il counseling, dunque, al cliente viene richiesto di prestare attenzione e prendere consapevolezza di se stesso (gesti, emozioni, reazioni, pensieri etc...) nel qui-ed-ora.

Questo abitare il presente permette al cliente di allontanarsi dalle idealizzazioni, rimuginazioni e ossessività del passato, permettendo al counselor di lavorare sulle reali possibilità presenti del cliente, di mettere a fuoco la problematica e di portare in luce le personali risorse del cliente. La dietrologia, ovvero la ricerca nel passato di un perché, di qualcosa o di un qualcuno da accusare e responsabilizzare, sono considerate attività inutili alla fine del cambiamento.


Il percorso passa attraverso la consapevolezza di sé, l'accettazione dei pregi e difetti che ci appartengono e il riconoscimento di noi stessi per quello che siamo, esulando dalla mitizzazione dei vari Io che la società ci prospetta e che vorrebbe scegliessimo e aderissimo identificandoci nelle aspettative sociali piuttosto che rispondendo a noi stessi: il marito perfetto, la moglie ideale, lo studente modello, lo zio che tutti vorrebbero etc...

Maschere che ci impediscono di affrontare il rischio di essere noi stessi. Il rischio è quello dell'insuccesso e dell'infelicità; per proteggersi da questi dolorosi inconvenienti, c'è una forte tendenza umana al non prendersi la responsabilità della propria vita e, quindi, ad allontanarsi da se stessi, dalle proprie emozioni, dai propri desideri con la terribile aspettativa che chi ci circonda sia pronto a condividere questa passione verso la massificazione.


Il counselor lavora all'interno della relazione umana che si stabilisce tra lui e il cliente utilizzando la relazione stessa come mezzo di crescita, la stessa viene vista come possibilità per il cliente di superare le proprie dinamiche, affinché la relazione sia realmente una possibilità per il cliente, il counselor deve viverla onestamente condividendo anche il proprio esserci.


La Figura del Gestalt Counselor Metodologia e Professionalità al Servizio della Relazione Umana. Firenze: PsicoLAB

lunedì 30 giugno 2008

Scenografia del corpo

Seminario esperienziale e formativo di Gestalt counselling

condotto da Carlangelo Furletti

18, 19 e 20 Luglio 2008 a Rimini.


Nel corpo possiamo riconoscere la rappresentazione dei nostri conflitti.


Così il nostro modo di muoverci, di camminare, i nostri gesti, sono la scenografia del nostro dramma esistenziale: come lo viviamo e quanto permettiamo all'altro di entrarci.


Puntiamo i riflettori sulla scena della nostra espressione corporea ed artistica: il seminario propone un itinerario di conoscenza dei vissuti emozionali che abitano il nostro corpo, gli impedimenti che ne limitano l’espressione e così la nostra possibilità di coinvolgerci nella relazione.
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mercoledì 2 aprile 2008

Seminario residenziale di Carlangelo Furletti a Rimini


L'Enneagramma applicato alle dinamiche familiari


L'associazione Gestalt Rimini presenta il suo primo seminario residenziale con lo psicoterapeuta Carlangelo Furletti.

Il seminario comincia alle 15.30 di venerdì 18 aprile, per continuare tutta la giornata di sabato 19 e la giornata di domenica 20 presso l'agriturismo Il pomo reale, a 15 km da Rimini.

L'antica conoscenza dell'Enneagramma ci aiuta a trovare la nostra autenticità essenziale, liberarci dalle abitudini comportamentali attraverso l'osservazione di sé e il contatto empatico con l'altro.

L'Enneagramma è anche un codice con cui riconoscere e leggere le dinamiche familiari, in che modo ci hanno condizionato e se ancora ne siamo influenzati.

sabato 29 marzo 2008

Se il nonno dà i numeri...

A un mese dall’evento ‘Dottore, se il nonno dà i numeri io cosa faccio?’ continuiamo a dare i numeri: quasi duecentocinquanta persone hanno assistito alle due serate e, al momento, abbiamo una cinquantina di richieste dei dvd con la registrazione degli interventi!
A noi resta la grande soddisfazione di aver colpito nel segno e soprattutto che ci fosse qualcosa di più da dire sulle malattie degenerative e soprattutto sul modo di affrontarle.
Importantissimo è stato il confronto nato dal dibattito avvenuto nella seconda parte dell’ultima serata, quando è stata data la possibilità di dialogo fra gli intervenuti e i relatori. E’ stato un dibattito fruttuoso, un confronto di comuni esperienze fra chi assiste e cerca un aiuto per il proprio malato e uno sfogo nella condivisione.
Il momento più intenso è stato toccato quando la relatrice Barbara Navala Jansch, esperta in Costellazioni Familiari, ha sollevato il problema del senso di colpa e di come sia necessario, quando un famigliare viene colpito dalla degenerazione cognitiva, rispettare il ruolo di chi è genitore e di chi è figlio. Confondere i ruoli e diventare genitori di chi ci ha generato – sostiene Jansch – porta squilibrio e malessere in tutto l’ambito familiare. Onorare i nostri anziani non può prescindere dall’osservare anche il nostro ruolo di figli e non può esimerci dalla responsabilità del nostro disegno di vita.
La reazione del pubblico non si è fatta attendere: all’uditore che ha obiettato questa tesi, rivendicando il dovere fino al sacrificio di sé, si è opposta la voce emozionata di una signora che ha assistito prima la madre e poi il padre per lunghi anni, annullando se stessa e proprio per questo entrando in grave conflitto con gli altri membri della famiglia.
Siamo convinti che sia, questo, un discorso da continuare proprio come è cominciato in queste due sere: sulla traccia dell’emozione, del guardarsi dentro ma anche riconoscersi nell’altro, nel rispetto dei vari momenti della vita e dei reciproci destini.

venerdì 29 febbraio 2008

Articolo pubblicato su Il Ponte, 2 marzo 2008, n.9

Se il nonno dà i numeri cosa faccio?
29 febbraio 2008

: La Comunità di San Raffaele interviene sulle demenze senili e chiede un centro diurno per gli anziani. Una terapia non solo farmacologica


Un centro diurno, nell’ambito del quartiere, per l’assistenza agli anziani ed in particolare per quelli affetti da demenza senile. Questa è la richiesta rivolta dalla Comunità parrocchiale di San Raffaele Arcangelo alla Giunta Provinciale. È stata espressa durante l’incontro sul tema “Il deterioramento cognitivo degli anziani, dal curare al prendersi cura".Erano presenti, in qualità di relatori, il professor Silvio Costantini, direttore U.O. Geriatria dell’Ospedale Infermi, il dottor Stefano De Carolis e il dottor Alessandro Margiotta del CEDem (Centro Esperto Demenze) di Rimini oltre ad un numeroso pubblico, prova che l’argomento è d’indubbia attualità.
L’iniziativa si è svolta, giovedì 21 febbraio, Presso la sala Marvelli nella sede della Provincia di Rimini, grazie alla collaborazione tra la Parrocchia di San Raffaele Arcangelo, promotrice dell’iniziativa, e l’Associazione Culturale Gestalt, con il sostegno del consigliere provinciale, con delega alle Pari Opportunità, Leonina Grossi, e il patrocinio della Circoscrizione 4.
Continua così il dialogo, avviato lo scorso anno, con i familiari che assistono anziani affetti da demenza senile o dal morbo di Alzheimer, e le famiglie dove già si avvertono segnali preoccupanti. S’intende, inoltre, offrire un’informazione utile a tutti considerando che nel futuro in tante case ci si possa ritrovare ad affrontare il problema.
Più anziani meno giovani
“La problematica nasce dall’aumento numerico degli anziani- evidenzia il professor Costantini -.
È un evento epocale che ha modificato l’assetto dei Paesi industrializzati e si può rilevare, soprattutto, nella classe degli ultraottantenni che sono aumentati di otto volte negli ultimi settant’anni.I centenari anche a Rimini sono più di cento. Li incontriamo in Geriatria dove solitamente sono ricoverati e li conosciamo quasi tutti, ma anche in molti altri reparti si verifica la presenza di un alto numero di anziani.A parte l’aspetto numerico del fenomeno è da considerare la sua complessità, ossia gli anziani si portano dietro diverse patologie, il 22% almeno tre. Questo comporta una straordinaria fragilità e una certa dipendenza. Più sono avanti con gli anni e più hanno bisogno d’aiuto. Si verifica, quindi, una ‘epidemia’ di disautonomia che riguarda la terza età ed è resa più critica da un altro evento di tipo demografico determinato dalla decrescita dei giovani, persone che potrebbero farsi carico degli anziani. Il problema anziani è un ’icerberg’ la cui parte più allarmante è rappresentata dalle persone affette da demenza, le situazioni più gravi che mettono in crisi la famiglia ”.
Che cos’è la demenza
Cosa s’intende per “demenza” e quando si manifesta?
“È una compromissione delle funzioni corticali superiori del cervello che interessa soprattutto la memoria. La diminuzione delle capacità superiori cerebrali, inoltre, comporta una perdita nella gestione della vita quotidiana. Anche la sfera emotiva è compromessa, così la persona non riesce a mantenere un rapporto ambientale sufficientemente adeguato.Non esiste un’unica demenza, ma una famiglia molto vasta di esse. La maggior parte dei pazienti che ha una patologia degenerativa del cervello è affetta dalla malattia di Alzheimer (60%). Esistono comunque ‘demenze’ che se individuate precocemente sono reversibili, tipo l’ipotiroidismo, la carenza di vitamina B12…”.
A Rimini 3.000 casi
In Italia sono oltre mezzo milione le persone affette da demenza. In Emilia Romagna ci sono più di 50.000 casi e nella Provincia di Rimini sono più di 3.000. Qual è il vostro intervento come geriatri?
Noi focalizziamo l’attenzione sulla persona, non sulla malattia, sulla sua storia fisica, sociale… ed è molto importante sapere se l’anziano vive solo o ha qualcuno che lo accudisce (il caregiver), questo fa la differenza: da ’curare’ a ’prendersi cura’. Interveniamo progressivamente con provvedimenti di vario tipo, pianificati con i familiari, perchè la persona stia il meglio possibile e insegnamo ad invecchiare meglio (diete, movimento fisico, ’attività mentale’, diagnosi precoci…). Ricordiamo, inoltre, che la geriatria è aperta, alla visita dei parenti, 24 ore al giorno perché non è possibile curare gli anziani se non c’è la famiglia”.
Dignosi e cura della demenza
Come avviene la diagnosi e la cura della demenza?
“Nel primo approccio con il paziente si valuta attentamente la storia clinica, si controllano le funzioni cognitive, l’esame fisico e neurologico, ma soprattutto lo stato funzionale (se è ancora autonomo) del paziente e lo stato di depressione fra i sintomi non cognitivi -spiega il dottor De Carolis -. Successivamente si cerca di determinare (TAC, risonanza magnetica…) qual è il tipo di demenza e la sua gravità. Quindi si passa alla terapia che è il risultato di diversi interventi (persona, ambiente, approcci non farmacologici) e solo, in ultima analisi, all’uso delle medicine”.
Curare non solo con le medicine
Terapie della valorizzazione e del sollievo.
Quali sono le strategie non farmacologiche?
“Partiamo, innanzitutto, dal concetto che esercitando una funzione essa si rafforza. Se poi l’ambiente è adeguato alle capacità residue del paziente si hanno dei miglioramenti dal punto di vista comportamentale (irritabilità, aggressività…) - evidenzia il dottor Margiotta. Gli interventi non farmacologici, quindi, non hanno come obiettivo solo la condizione cognitiva, ma tutti gli aspetti alterati: disturbi comportamentali, stato emotivo-affettivo, stato funzionale e benessere dei pazienti e dei familiari. Ad esempio la ‘terapia della valorizzazione’ mette al centro la persona, il suo vissuto e il suo disagio, fornisce al paziente gli strumenti per provare benessere e offre la presenza qualcuno che è in grado di comprendere le sue difficoltà quando è in un ambiente che non riesce più a capire. Esso prevede un contatto diretto tra il terapista e il paziente che deve essere compreso e non giudicato. Esiste anche la ‘terapia del sollievo’ indirizzata ai familiari dei pazienti affetti da demenza. Essa ha lo scopo di alleviare i familiari dal peso assistenziale ed è organizzata in diversi modi (centri diurni, periodi d’istituzionalizzazione, supporto domiciliare). Anche chi è vicino al malato (coniuge, figli…) ha bisogno di essere sorretto per superare lo stress, perché, come è scritto in un vecchio libro, chi cura un paziente con demenza non lo cura per ventiquattro ore, ma per trentasei”.
Francesco Perez

martedì 5 febbraio 2008

Dottore, il nonno dà i numeri e io cosa faccio?

Giovedì 21 e giovedì 28 febbraio 2008, alle ore 21 presso la sala Marvelli in Provincia, la comunità di San Raffaele invita a riflettere su demenze senili e malattia di Alzheimer, con i medici geriatri del CEDEM di Rimini, il dott. Ennio Masciello, esperto di omeopatia, la naturopata Barbara Navala Jansch, fondatrice dell’Istituto Bert Hellinger Bologna, l'operatore della relazione d'aiuto Riccardo Bardoni e il delegato regionale per la Pastorale della Salute Don Francesco Scimè.
L'evento è in collaborazione con la Provincia di Rimini, la consigliera provinciale di Parità Leonina Grossi e l'associazione culturale Gestalt Rimini.
E’ importante conoscere le cure, ma anche sapere come parlare al malato, come trattarlo, come attrezzare la casa, come organizzare la vita di famiglia, come e da chi farsi aiutare, come difendere la nostra salute.

Edith Stein scrive: “Il mondo dello spirito non è meno reale né meno conoscibile del mondo naturale. Poiché l’uomo appartiene a tutti e due i regni, la storia dell’umanità li deve prendere ambedue in considerazione.” (L’empatia, Francoangeli 2002).
Partendo da questa idea, che suggerisce una visione completa della persona umana in rapporto costante tra corpo e spirito, ci sembra importante chiederci qual è il modo di affrontare la malattia anche da un punto di vista psichico e spirituale.
Conduce Riccardo Rossi, operatore dello sportello ascolto Anziani al telefono, presso la Parrocchia di San Raffaele e presidente dell'associazione Gestalt Rimini.

sabato 2 febbraio 2008

Enneagramma o l'arte dell'essere

SECONDO LABORATORIO DI EDUCAZIONE ALLA FLUIDITÀ EMOTIVA
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Il laboratorio Enneagramma o l’arte dell’essere realizzato da Gestalt Rimini in collaborazione col Centro Giovani Rimini5 e le Politiche giovanili del Comune di Rimini ha ottenuto un forte interesse: per accontentare le numerose richieste di iscrizione, grazie alla presidenza della IV Circoscrizione di Rimini sarà avviata una seconda serie di incontri in contemporanea a partire da martedì 12 febbraio 2008 alle ore 21.00, per altrettante dodici serate.
L’Enneagramma della personalità è uno degli strumenti preferiti dalla psicologia della Gestalt, poiché attraverso il suo metodo viene portata alla luce la vera potenzialità dell’individuo che si mette nella libera disposizione di viaggiare alla scoperta di se stesso, verso un’evoluzione spirituale che permetta di svincolarsi da comportamenti, idee e paure che allontanano dall’autenticità dell’essere.
Le origini dell’Enneagramma sono piuttosto misteriose: le prime tracce compaiono in Medio Oriente intorno al 2000 avanti Cristo, quando gli dei Egizi del Medio Regno erano racchiusi in forme composte di nove parti (Enneadi). Georges Ivanoviç Gurdjieff, nel suo romanzo autobiografico “Incontri con uomini straordinari”, afferma di essersi imbattuto nell’Enneagramma all’interno della Confraternita di Sarmoun nel corso dei suoi numerosi viaggi in Medio Oriente. P. D. Ouspensky, discepolo di Gurdjieff, filosofo e studioso russo, lo definì “geroglifico fondamentale di un linguaggio universale che ha molti possibili significati, perché ci sono persone a stadi differenti”. Quello che conosciamo ed utilizziamo oggi è quella parte della teoria dell’Enneagramma che si applica allo studio della personalità, scaturita dalla scuola dello psicologo cileno Oscar Ichazo e dai suoi allievi. Primo fra tutti lo psicologo della Gestalt Claudio Naranjo, che ha compiuto un importante lavoro di relazione tra l’Enneagramma e le più moderne teorie scientifiche della psicologia.Tale insegnamento è un percorso che ci mostra come l’uomo, normalmente attaccato a forme di comportamento o idee, possa arrivare a superare il senso di vuoto e di non conoscenza dell’essere riavvicinandosi alla propria reale autenticità. Secondo Gurdjieff è lo strumento col quale riuniamo in un unico Io sovrano tutti gli Io che ci governano quotidianamente.
Il laboratorio di educazione alla fluidità emotiva tiene conto di tali insegnamenti e si serve dell’approccio della Gestalt per indagare e comprendere meglio il modo con cui ci relazioniamo con le nostre emozioni e quelle degli altri.
E’ rivolto a tutti coloro che svolgono professioni di servizio a prevalente contatto sociale, come insegnanti, medici, infermieri, assistenti sociali, consulenti in relazione d’aiuto e per chiunque sia alla ricerca di una autenticità delle relazioni, per puro nutrimento personale e spirituale.La durata del laboratorio è di dodici incontri serali che si svolgeranno da martedì 12 febbraio 2008, alle ore 21, presso la Sala Consiliare della Circoscrizione 4 di Rimini.
Conduce Riccardo Rossi, con la gentile collaborazione di Simona Matteini. E’ obbligatoria la prenotazione e l’iscrizione all’associazione Gestalt Rimini.
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info@gestaltrimini.it
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